Chernobyl Diaries

Il regista Oran Peli è salito agli onori della cronaca grazie al film “Paranormal Activity”, un lungometraggio girato in sette giorni nella casa dello stesso regista e costato appena 15.000 dollari: un successo mondiale che ha fatto del falso documentario un piccolo cult horror movie capace di incassare ben 200 milioni di dollari. Si parla nuovamente del regista questa volta nelle vesti di sceneggiatore e co-produttore per il primo film di Bradley Parker: “Chernobyl Diaries”.

©panthermedia.net/Sergey Kamshylin

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Il film è stato girato tra la Serbia e l’Ungheria e ripercorre gli stereotipi più classici di un certo cinema dell’horror: un gruppo di ragazzi decide di fare un viaggio a Prypiat, città desolata dopo il disastro di Chernobyl ove accadranno misteriosi fenomeni. Niente di particolarmente innovativo insomma, se non fosse per la scelta di utilizzare la catastrofe di Chernobyl come sfondo per un film di puro intrattenimento. Le reazioni di sdegno non si sono fatte attendere, anche perché il riferimento a Chernobyl non è solo nel titolo e nella trama, ma anche nell’utilizzo di immagini originali che aprono il film. Immagini che fanno rivivere quella tragedia avvenuta nel 1986 che è costata la vita a tantissime vittime e ha avuto e ha tuttora pesantissime ripercussioni sulla salute delle persone.

Le parole della fondatrice dell’associazione benefica Chernobyl Children’s Project International, Adi Roche sono state di grave condanna, accusando il film di voler solo sfruttare la tragedia nucleare. Da parte dell’Alcon Entertainment che distribuirà il film negli USA arrivano dichiarazione che mirano a ridimensionare la posizione del film, dicendo che si tratta solo di un popcorn movie. Una discutibile giustificazione quella data della società di distribuzione, per un film che se fosse stato ambientato in una qualsiasi altra zona del mondo non avrebbe goduto sicuramente di tutta questa attenzione mediatica.

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